panoramica

Il confine caratterizza il mio percorso nei materiali e nei temi, attuando una ricerca al limite tra le discipline delle arti visive. Il confine è un protagonista costante delle mie opere, mediante l’utilizzo del velo d’organza e della fotografia a doppia esposizione. Non si tratta di semplici supporti o scelte tecniche, ma si tratta di due determinanti mezzi espressivi che concorrono nel significato dell’opera. Ogni fotografia a doppia esposizione, come ogni velo, mostra, racconta qualcosa di diverso, ma allo stesso tempo impone uno slancio agli osservatori che vogliono scoprire cosa vi si cela dentro, dietro. Oltre il confine. In ogni sovrapposizione materiale o fotografica di immagini, ridisegno i confini. Rielaborazione che parte dai confini, dalla definizione e riconoscibilità della mia stessa identità, mettendo discussione me stessa e quel rapporto tra contenuto e contenitore, che ha caratterizzato da sempre il mio percorso. Allo stesso modo ridisegno i luoghi e gli spazi abbattendo la linea di confine tra dentro e fuori, sopra e sotto, alto e basso, natura e artificio, virtuale e reale, vita e morte, materia e spirito. Nascono in questo modo paradossi. L’impossibile diventa visibile, facendo sorgere altri mondi dei quali dimenticare i confini, in un momento storico nel quale, invece, si vogliono costruire e ricostruire nuovi e vecchi confini. 

La volontà di superare i confini prestabiliti tra le varie discipline delle arti, mi ha portato ad ampliare i miei progetti e ad affiancare alla realizzazione delle opere tridimensionali: performance, suoni, video proiezioni, installazioni e videoinstallazioni. Il mio lavoro permette una molteplice stratificazione di materiali e di interpretazioni che, di volta in volta, privilegiano diverse componenti costitutive. Si può esaminare un'opera dal punto di vista dei materiali utilizzati, soprattutto organza, ma anche dal punto di vista dell'immagine, o del rapporto tra questa e linguaggio. Ogni percorso interpretativo finisce per supporne un altro, così che non possa mai dirsi completamente esaurita la lettura. Il senso dell'opera d'arte, è nella stratificazione di trasparenze: la “densità” di un'opera deve consentire di intravedere quanto è oggetto della rappresentazione. Non deve, la rappresentazione sostituirsi all'oggetto rappresentato, essere cioè troppo densa e opaca, ma al tempo stesso non può nemmeno diventare una trasparenza pienamente penetrabile, di nessuna densità, togliendo consistenza all'opera. La rappresentazione deve lasciarsi attraversare.


The boundary characterizes my path in materials and themes, implementing a research at the limit between the disciplines of the visual arts. The border is a constant protagonist of my works, using the veil of organza and double exposure photography. These are not simple supports or technical choices, but they are two decisive means of expression that contribute in the meaning of the work. Every double exposure photograph, like every veil, shows, tells something different, but at the same time imposes an impetus to the observers who want to discover what is hidden inside, behind. Beyond the border. In every material or photographic overlap of images, I redraw the boundaries. Re-elaboration that starts from the boundaries, from the definition and recognition of my own identity, I question myself and the relationship between content and container, which has always characterized my path. In the same way I redesign places and spaces by breaking down the boundary line between inside and outside, above and below, high and low, nature and artifice, virtual and real, life and death, matter and spirit. Paradoxes are born in this way. The impossible becomes visible, giving rise to other worlds of which to forget the boundaries, in a historical moment in which, instead, we want to build and rebuild new and old borders.

The desire to overcome the pre-established borders between the various disciplines of the arts, led me to expand my projects and to support the creation of three-dimensional works: performance, sound, video projections, installations and videoinstallations. My work allows a multiple stratification of materials and interpretations that, from time to time, favour different constituent components. You can examine a work from the point of view of the materials used, especially organza, but also from the point of view of the image, or the relationship between this and language. Each interpretative path ends up supposing another one, so that the reading can never be completely exhausted. The meaning of the work of art is in the stratification of transparencies: the "density" of a work must allow us to glimpse what is the object of the representation. It should not be that representation is substituting itself for the object represented, that is, being too dense and opaque, but at the same time, it cannot even become a fully penetrable transparency, of any density, removing consistency of the work. The representation must let itself be crossed.

Federica Gonnelli



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